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lunedì 13 agosto 2012

Auguri, scimmione


Siamo nel periodo natalizio e Bulma e Vegeta devono comprare i regali per il piccolo Trunks, che ormai ha sei anni.

Come la prenderà il Principe dei Sayian?

Ormai vive da parecchi anni sulla Terra, ma non apprezza ancora del tutto le usanze dei terrestri.

Autore: vegeta4e | Rating: Verde | Genere: Comico, Romantico, Sentimentale | Capitoli: 1 | Personaggi: Bulma/Vegeta

Pubblicata: 10/12/11 | Aggiornata: 10/12/11 | Note: One-shot | Completa

Categoria: Anime & Manga > Dragon Ball |


AUGURI, SCIMMIONE.

<< Vegeta?! Ti vuoi alzare, per favore? Sono tre giorni che ti dico che oggi saremmo dovuti uscire presto!! Sbrigati!! >> urlò Bulma dal piano inferiore, inveendo contro il marito.
Per tutta risposta Vegeta mugugnò qualcosa di incomprensibile, nascondendo interamente la testa sotto le coperte. Dopo qualche secondo, però, le scostò di scatto, sapendo che se entro un minuto non fosse sceso già pulito e vestito, quella serpe di sua moglie sarebbe venuta a tirarlo giù dal letto a bastonate.
Non che lui sentisse dolore, figuriamoci, ma essere preso a randellate mentre cercava di dormire non era esattamente una delle sue priorità. Si passò stancamente una mano sul viso. Lui non era mai stato un tipo pigro, ma fuori nevischiava e uscire a fare compere con Bulma non lo allettava per niente.
"Dobbiamo comprare i regali di Natale per tuo figlio, perché se sotto l'albero non troverà nulla, glielo spiegherai tu che Babbo Natale non esiste!", gli aveva detto lei. Ma poi chi era questo Babbo Natale?! Non lo sapeva e tantomeno gli interessava! Si decise finalmente ad alzarsi e, entrato in bagno, si sciacquò, per poi tornare in camera ed indossare un paio di jeans, una felpa e le prime scarpe da ginnastica che aveva sotto mano.
Scese le scale, vedendo sin dalla cima il maestoso albero che poteva benissimo sostituire il lampadario del soggiorno per quanto illuminasse. Entrato in cucina si sedette svogliatamente a tavola sotto lo sguardo compiaciuto della moglie.
<< Finalmente, dormiglione! >> scherzò lei. Il Sayian le lanciò un'occhiataccia
<< Dormiglione io? Dì un po', hai visto che ore sono?! >>
<< Certo, scimmione! Ho regolato io la sveglia >> rispose lei con aria saccente
<< Ecco! Sono le otto! Hai blaterato tanto dicendo che almeno la domenica potevo iniziare gli allenamenti più tardi e riposare di più, e ora mi costringi ad alzarmi presto! Ti si è fusa la materia grigia? >> ironizzò lui, addentando una ciambella e sporcandosi la bocca con lo zucchero a velo, il quale decorava il dolce.
<< Quanto sei pignolo! Oggi è la prima volta che succede e ti ricordo che lo fai per tuo figlio! Dobbiamo approfittarne ora che è da Goten per per prendergli i regali! >> prese dalla borsetta, appoggiata su una sedia, un fogliettino piegato in più parti. Vegeta la osservò curioso.
<< Vedi questa? È la lettera di Trunks per Babbo Natale, è convinto che io l'abbia già spedita al Polo Nord >> sorrise intenerita. L'uomo inarcò un sopracciglio.
<< E cosa mai se ne farebbero degli stupidi pinguini di una stupida lettera? >> rispose senza un minimo di tatto.
<< Razza di cavernicolo, tutti i bambini sanno che lui vive lì. E stavolta non sei perdonato, te l'avrò spiegato centinaia di volte! >> lo rimproverò lei mentre, senza preoccupazioni, Vegeta continuava a trangugiare ciambelle.
<< .... Per favore, pulisciti. Sembri un cane con la rabbia >> rise lei rimettendo la letterina nella borsa. Il Sayian si pulì imbarazzato, poi si infilò la giacca, mentre Bulma mise nel lavandino le ultime cose. Usciti di casa si incamminarono verso il centro.
<< È proprio necessario andare a piedi? Con tutte le auto sofisticate che costruisci, tsk, non ne usi nemmeno una >> commentò Vegeta.
<< Lo so, però non sei mai uscito durante il periodo natalizio, non sai quante belle cose ti perdi! >> sorrise voltandosi verso il marito. Lui ricambiò lo sguardo, infilando poi le mani nelle tasche della giacca.
<< Non vedo cosa ci sia di tanto spettacolare in due lucine colorate >> rispose con noncuranza
<< Ma tu non devi badare solo alle luci. Le strade innevate, i negozi addobbati, tutti che girano per comprare i regali... È una bella atmosfera! >> sorrise attaccandosi al suo braccio sinistro. Lui non la scansò, riflettendo sulle parole appena dette dalla scienziata.
<< Sai bene che odio la confusione, e una via affollata di gente starnazzante che corre all'impazzata per comprare cose inutili mi fa saltare i nervi solo al pensiero >> rispose dopo pochi secondi. Lei sospirò
<< Ma perché devi sempre rovinare ogni cosa? >> disse dandogli un colpetto al braccio. Lui non si scompose minimamente, proseguendo sul marciapiede che già iniziava a colorarsi di bianco.<< Accidenti, sta diventando sempre più scivoloso, attento a non cadere... >> constatò lei, aggrappandosi di più al braccio del Sayian.
<< Non cadrei se non mi tirassi giù con te >>
<< Mi dovrò pur tenere da qualche parte, no? >> sbottò lei
<< Quanto manca al negozio? Inizio a spazientirmi con te che mi usi come bastone da passeggio! >> disse stizzito.
<< Poco scimmione, siamo quasi arrivati >> Una cinquantina di metri più avanti si poteva intravedere l'enorme insegna del negozio di giocattoli più grande, più costoso e più famoso di tutta la regione. Nemmeno a Satan City c'era un paradiso di balocchi come quello, anzi, quasi tutti, proprio sotto il periodo natalizio, una piccola fuga alla Città dell'Ovest per fare i doni ai propri bambini, se la concedevano. Giunti davanti all'entrata, le porte scorrevoli accolsero Vegeta e Bulma, mettendoli di fronte a decine di corridoi. Bulma estrasse nuovamente la letterina del figlio, in modo da partire dalla prima richiesta.
<< Allora... "macchinine"... Mmm, dobbiamo trovare il reparto giusto e... Ehi!! >> venne interrotta da Vegeta che, con poca grazia, aveva strappato di mano alla moglie il foglietto.
<< Ho un'idea migliore! Invece che perderci in questo labirinto infernale, chiediamo a uno di questi tizi di procurarci quello che è scritto qui sopra! >> orgoglioso della sua trovata, Vegeta si stava avvicinando a passo spedito ad un uomo con la divisa del negozio, ma Bulma lo fermò appena in tempo, afferrandolo per un orecchio.
<< Non ci pensare nemmeno! Piantala di importunare la gente! >> sbottò
<< Io non importuno nessuno! È il loro lavoro o no?! >>
<< Sì, ma fare la spesa al posto dei clienti non rientra nei loro compiti!! >> precisò tirandolo via per l'orecchio
<< Ahia! Mollami!! So camminare da solo! >> si lamentò Vegeta seguendola dolorante. La moglie, colta da un attimo di magnanimità, decise di liberarlo, riprendendo con garbo dalle mani del marito, la letterina di Trunks. Passarono due ore buone in mezzo a quel caos di gente per trovare tutte le cose elencate e altri pensierini decisi sul momento. Anche se Vegeta non lo avrebbe mai detto, ammise che tutto sommato quella mattinata non era stata poi così male. Aveva trascorso un po' di tempo con Bulma e insieme avevano deciso cosa comprare al loro bambino. Giunti alla cassa, Bulma sguainò la propria carta di credito, dalla quale vennero risucchiati poco più di cento zeni e, messi tutti i giocattoli in quattro sacchetti, i due coniugi uscirono, dirgendosi verso casa.
<< Non vedo l'ora di vedere la faccia di Trunks quando vedrà tutti questi giocattoli in più >> commentò Bulma sorridendo. Vegeta rimase nel suo solito mutismo, portando senza fatica i suoi due sacchetti colmi di giochi.
<< .... Ma soprattutto non vedo l'ora di vedere la tua faccia>> sorrise ancora lei, voltandosi nuovamente verso il marito.
Vegeta sgranò gli occhi, sorpreso da quello che la moglie aveva appena detto.
<< Che vuoi dire? >> domandò subito dopo.
La donna sorrise per l’ingenuità del Sayian. Vegeta aveva sempre cercato di mostrare solo un lato del suo carattere, ovvero quello cinico, freddo, distaccato, ma senza rendersene conto, la parte che per anni aveva sempre tenuto nascosta, stava, a poco a poco, entrando a far parte interamente della sua persona, senza che l’uomo se ne rendesse conto.
<< Che domande fai? Voglio dire che ti ho fatto un regalo, scimmione. Proprio come ogni anno >> sorrise ancora. Già, e lui, proprio come ogni anno, non le aveva mai regalato niente.
Serrò la presa sui due sacchetti che stava portando.
Sapeva benissimo che lei non pretendeva niente da lui, dato il suo carattere, ma sapere con certezza che lei aveva una sorpresa da regalargli, e lui invece no, lo faceva sentire terribilmente in colpa, cosa mai successa al Principe dei Sayian.
Possibile che quella donna potesse renderlo tanto umano e vulnerabile?
Per tutto il tragitto verso casa, Vegeta non aprì bocca, arroventandosi il cervello su cosa potesse regalare alla moglie.
Vestiti? No, ne aveva già fin troppi, senza contare che non aveva la minima idea di cosa le potesse piacere...
Auto? Escluso, lei se le costruiva da sola.
Scarpe? .... Che numero aveva Bulma? Bocciata anche questa idea.
Ma certo! Dei trucchi! Lei adorava quei cosi schifosi, ne aveva migliaia! .... Un momento. Lui sarebbe dovuto entrare in un negozio pieno zeppo di femmine starnazzanti che cercavano di arraffare più trucchi possibile, prima che le altre gleli fregassero da sotto il naso... Era l’inferno! No, assolutamente no!
Doveva farsi venire un’idea entro il fatidico giorno... Ma qual era il giorno della festa? Era in dubbio se sul quindici o sul diciassette. Per certo era un numero a due cifre, di quello ne era sicuro.
Giunti a casa, Bulma nascose nella loro camera tutti i regali di Trunks, sicura che lì non li avrebbe mai trovati. Dopo essersi cambiato il Sayian scese, e con noncalanche entrò in cucina, guardando distrattamente il calendario, appeso vicino al frigo.
Prese dall’elettrodomestico una lattina di birra, notando poi un cerchio in rosso sul giorno Venticinque Dicembre, dove una scritta palesemente infantile ricordava la festa natalizia.
“E’ il Venticinque! Maledizione, ho solo una settimana, accidenti!” pensò il Principe riposando la lattina praticamente ancora piena in frigo.
Passò i giorni a scervellarsi, ma per sua disgrazia non cavò un ragno dal buco.
Non aveva proprio idea di cosa regalare alla compagna, lei aveva tutto!
Ormai era il Ventiquattro notte. Si era alzato per bere un po’ d’acqua, ma si era trattenuto sul divano, non avendo il coraggio di tornare in camera. Che figura ci avrebbe fatto? A quell’ora non avrebbe risolto nulla comunque, erano le due passate.
Di colpo ebbe un’illuminazione.
Si alzò di scatto correndo nel laboratorio di Bulma, sedendosi poi alla scrivania. Passò in quella stanza più di un’ora e, a fine lavoro, potè ritenersi soddisfatto.
Tornò così in camera, portando con sè il proprio regalo.
La mattina dopo si svegliò di buon’ora, accorgendosi che Bulma era ancora affianco a lui, beatamente addormentata. Sorrise appena, svegliandola.
<< Mmm... Che c’è? >> domandò con voce assonnata
<< Svegliati, hai dimenticato che giorno è? >> rispose lui scoprendola di poco. Lei si tirò su a sedere, passandosi una mano sul viso.
<< No, tranquillo, non l’ho dimenticato >> con grazia si alzò dal letto, avvicinandosi all’armadio. Aperte le ante, tirò fuori un pacchetto con un nastrino d’orato.
L’uomo la osservò imbarazzato, capendo che quel dono era per lui.
Tornata sul letto, la donna glielo porse sorridendo.
<< Il tuo lo apri ora, non riesco a resistere >> disse dolcemente. Lui fissò prima lei, lasciando poi che il suo sguardo cadesse sul pacco regalo che teneva sulle ginocchia. Lo prese, slegando il nodo e levando la carta regalo.
Sgranò leggermente gli occhi, vedendo che in mano aveva una felpa nera con scritto sul retro, in bianco, “Prince”.
Sorrise spontaneamente, come raramente gli era capitato e, stranamente, non se ne vergognò.
<< .... Ti piace? >> chiese Bulma, abbozzando un sorriso.
Lui annuì.
<< Sì, penso che un regalo più azzeccato non lo avresti trovato >> rispose guardandola << ... Ora però tocca a me >> posò la felpa sul materasso, girandosi verso il proprio comodino.
Aprì il cassetto, tirando fuori ciò che aveva creato la notte appena passata, sotto lo sguardo sorpreso della moglie.
<< ..... Forse non è perfetto, però è il meglio che riesco a fare... >> le porse un foglio.
Lei lo prese esitante, non capendo cosa intendesse il Principe.
Lo voltò, vedendo se’ stessa vicino a Vegeta seduta sulla ringhiera del balcone della loro camera. L’aveva disegnato lui e... Era bellissimo.
<< .... Tu.... Tu sai disegnare?! >> domandò interdetta
<< Beh, diciamo che me la cavo >>
Continuò a fissare il suo regalo, forse, anzi, di sicuro, il più bello che avesse mai ricevuto – oltre a Vegeta, ovviamente –.

       The End


Salve!! ^^ in un momento di ispirazione ho scritto questa one-shot. Non so, il periodo natalizio mi ispira ^^
Spero vi sia piaciuta e che vi abbia strappato anche solo un sorriso. Se vi va commentate ;)
Oh, quasi dimenticavo.
Auguri a Stellina86 e LadyLexy! Un bacio!

 

C'è sempre una speranza Cap 14


Vegeta e Kurt, due spietati soldati delle S.S., le Schutzstaffel, all'arrivo del treno al campo di sterminio, conducono, insieme ai loro comilitoni, gli ebrei all'interno del lager.

Rischiando ogni giorno la morte, una Judea riuscirà a rompere il ghiaccio nel cuore del crudele soldato. Riusciranno a scappare da Auschwitz? Si salveranno? Non vi resta che leggere.

Storia scritta con Stellina86

[Capitolo 5 modificato]

Autore: vegeta4e | Rating: Arancione | Genere: Guerra, Romantico, Storico |  Personaggi: Bulma, Chichi, Goku, Nuovo personaggio, Vegeta

Pubblicata: 26/09/10 | Aggiornata: 27/01/12 | Note: AU | In corso

Categoria: Anime & Manga > Dragon Ball |


C'è sempre una speranza

 

7 settembre 1944 - Praga - Repubblica Ceca

Con ancora il viso bagnato mi alzo da terra. Con quale coraggio me ne posso andare? Con quale faccia posso dire di aver abbandonato così la tomba del mio migliore amico? Se non fossi inseguito, lo giuro, resterei qui per sempre, ma proprio non posso. Chiudo gli occhi, come per nascondermi da tutti, e mi volto dall'altro lato per non vedere. Lei mi prende una mano per darmi conforto, ma che ne può sapere lei di come mi sento? Ha mai perso una delle persone più importanti della sua vita? E l'ha vista morire tra le sue braccia? Penso proprio di sì ma questo non cambia le cose. Senza accorgermene arrivo davanti alla jeep. Salgo sedendomi sul sedile del passeggero come un automa e l'italiano mette in moto. Mi volto per guardare un'ultima volta il posto dove d'ora in poi il mio amico riposerà. Il sepolcro scompare del tutto dalla mia vista, così mi volto per guardare avanti. Non mi rendo conto nemmeno di dove stiamo andando, sento solo gli scossoni dell'auto

“ Dove stiamo andando? “ chiedo al partigiano

“ Ho un amico in un paesino nella Germania meridionale. Fa passaporti falsi, ci saranno utili, abbiamo molti confini da oltrepassare “

“ Basta che dopo ti levi dai piedi. Mi serve la macchina, li riporto al campo, ce n'è uno vicino alla Germania, certo non è come Aucshwitz, ma avranno comunque ciò che meritano “

“ Cosa?! Non puoi! “ soggiunge l'ebrea allarmata. Hai paura eh? Brava trema! Devi pagare per quel che è accaduto a Kurt!

“ Sta zitta!! Io faccio quello che voglio!! Apri ancora quella fogna e giuro che ti riempio di piombo! “

“ .... Ma che ti prende... “

“ Non mi prende niente!! E adesso taci! Aveva ragione Kurt! Mi avresti portato solo guai! Dannazione, se solo l'avessi ascoltato!! A quest'ora non sarebbe morto! È solo colpa tua!! “

“ ... No... Non è colpa mia... “

“ INVECE SI!! SI È MESSO IN MEZZO!! QUEL PROIETTILE ERA PER TE, MA LUI TI HA SALVATA PER ME!!! VOI EBREI PORTATE SOLO LA SCIAGURA!!! “ lei non risponde, mi guarda con occhi atterriti e lucidi di lacrime

“ Adesso calmati, non è il caso di... “ cerca di intervenire l'italiano

“ E TU TACI!! GUIDA E FATTI I CAZZI TUOI!! “

“ Ehi! Io non ti ho fatto niente!! Che vuoi da me! “

“ VOGLIO CHE STAI ZITTO! “

“ Smettila!! Non puoi prendertela con noi! “ risponde l'ebrea. Prendo la pistola e mi giro di poco, puntandole l'arma alla fronte

“ Fai uscire da quella bocca ancora un suono, uno solo, morissi all'istante giuro che ti ammazzo “ lo dico con una cattiveria tale da farla indietreggiare e da far impallidire l’italiano, il marmocchio comincia a frignare

“ Tappagli la bocca! Fallo star zitto!! “ Bulma gli si avvicina e lo stringe a sé per confortarlo. Per tutto il tragitto nè lei nè il moccioso aprono bocca. Passano alcune ore, durante le quali nessuno fiata. L'italiano ferma la macchina davanti ad un palazzo vecchio e maltenuto e dopo essere scesi dal veicolo, si fa aprire dall’amico. Il tizio, dopo aver riconosciuto l'italiano, ci apre, indicandoci poi il piano. Una volta arrivati davanti alla porta giusta entriamo in casa di un uomo sui quarant'anni, di bell‘aspetto, capelli corti neri, come gli occhi, corporatura magra, alto più o meno quanto me, dai modi gentili e cordiali

“ Che piacere vederti Goku! E questi? Sono tuoi amici? “ sorride guardandoci

“ Sì, diciamo di sì. Senti, abbiamo bisogno di passaporti falsi, ci puoi dare una mano, vero? “

“ Certo! Per quando? “

“ Se possibile subito. Abbiamo una certa fretta “

“ Capisco. Devo farne tre, no? “

“ Esatto “

“ Vado subito, ah un'altra cosa. Meglio se cambiate quei vestiti... Forse ho qualcosa per voi. Mia moglie ha più o meno la sua taglia, signorina, e guarda caso mio figlio è alto su per giù come questo giovanotto. Quanti anni hai? “

“ Cinque! “ risponde sorridendo il moccioso

“ Ah! Ma guarda tu, il mio Michael ha quattro anni, ma tu sei molto magro, una sua maglietta e dei pantaloncini ti calzeranno a pennello “

“ E noi due? “ chiede l'italiano all'amico indicando anche me

“ Mmm lui va bene. È una semplice tuta mimetica e anche tu puoi andare, l'unico problema per il tuo amico sono i capelli, dato che lo cercano, lo riconoscerebbero subito, vedo se trovo un cappello. Con permesso, vado a prendere i vestiti per la signorina e il giovanotto “ fa un occhiolino al moccioso e ci lascia soli in stanza.
Torna poco dopo con una maglietta scura con un colletto bianco e dei pantaloncini corti per il marmocchio ed un semplice abito grigio per l'ebrea

“ Signorina, se vuole cambiarsi può andare in bagno. È quella porta alla sua sinistra “

“ Grazie, vado subito “ si chiude dentro

“ Tu signorino? Ti vergogni o ti cambi qui? “ sorride

“ No, mi cambio qui “ risponde il marmocchio baldanzoso sfilandosi la casacca e infilando i vestiti nuovi

“ Come immaginavo. Ti stanno alla perfezione! Dammi quelli vecchi, ci penso io a farli sparire “ li prende appallottolandoli. Poco dopo l'ebrea esce dal bagno con indosso il vestito grigio aderente sul busto e più morbido dalla vita in giù

“ Sta benissimo, signorina “

“ Grazie... È sicuro di potermi dare questo vestito? Non vorrei che sua moglie fosse contraria... “

“ Si figuri! È un vestito che non indossa più da un po' di tempo, e poi è d'accordo, le ho detto che è per aiutare delle brave persone, non ci sono problemi “

“ Lei è un uomo d'oro "

“ Non esageri, cerco solo di aiutare degli amici. Vado immediatamente a farvi i passaporti, potete dirmi i vostri nomi? “ gli diciamo i nostri dati personali che lui si segna su un foglio

“ Grazie mille, ora vi farò dei documenti con dati completamente differenti dai vostri. Ci vorranno venti minuti al massimo, se volete potete andare in cucina da mia moglie, sarà lieta di offrirvi qualcosa. Immagino non mangiate come si deve da parecchio tempo “

“ ... Non si preoccupi... “ cerca di rassicurarlo l'ebrea

“ Insisto. Goku fà loro strada, ci vediamo tra poco “ si chiude in una stanza e l'italiano ci porta in cucina, dove una donna bionda e magra prepara il pranzo

“ Oh, ciao Goku! Che piacere rivederti! “ lo abbraccia

“ Anche io sono felice di rivedervi, Linda. Tutto bene? “

“ Sì grazie. Oh cielo, scusate. Non fate complimenti, sedetevi pure! Il pranzo sarà pronto tra poco “

“ Linda sei gentilissima, ma abbiamo molta fretta, dobbiamo raggiungere la Svizzera il prima possibile, abbiamo i nazisti alle calcagna “

“ Capisco, ma si tratta di mezz'ora al massimo! Avanti, non fatevi pregare! “

“ ... E va bene, sei sempre la solita “ prendiamo posto a tavola e poco dopo ci viene servita una zuppa di ortaggi semplice, ma molto buona e nutriente. Torna anche il marito, che porge ad ognuno di noi i passaporti falsi e un cappello per me

“ Grazie mille Franco. Quanto ti devo? “ chiede l'Italiano mettendo la mano in tasca pronto a pagare

“ Non mi devi nulla. Va bene così “

“ No! Voglio pagarti, non è giusto! “

“ È inutile, non mi faccio pagare da te. Adesso andate. Buona fortuna “ lo abbraccia e si salutano, dopo di che usciamo per tornare alla macchina. L'ebrea mi lancia alcuni sguardi che non ricambio, ed ignorandola salgo sul veicolo. L'italiano parte, iniziando così il nostro pezzo di viaggio insieme. Passano tre giorni ed è pomeriggio inoltrato quando raggiungiamo il confine. Mi metto rapidamente il cappello, mostrando indifferenza. L'italiano rallenta ed un mio ex comilitone si avvicina

“ Documenti! “ soggiunge in tedesco. Il partigiano lo guarda con aria sperduta, così intervengo

“ Vuole i documenti “ dico in inglese

“ Ah sìsì “ prende il passaporto e lo porge al soldato. Lui l'osserva e poi glielo restituisce. Prende quello dell'ebrea e poi viene il mio turno. Lo esamina per bene, ma non sicuro chiama il collega, c‘è qualcosa che non va... Controllano i dati personali per troppo tempo

“ Tu! Togliti il cappello! “ mi ingiunge il compagno del primo

“ REGGETEVI!! “ l'italiano afferra il documento e poi parte, sfondando la sbarra del posto di blocco. I due tedeschi salgono in macchina e ci inseguono, così prendo la pistola sporgendomi poi dal finestrino e sparo alle due ruote anteriori della jeep, interrompendo la loro corsa. L'italiano accelera e poco dopo spariamo dalla loro vista. Continuiamo ad avanzare fino a giungere davanti ad una locanda dopo altre tre ore

“ Che ne dite di fermarci qui? Ho proprio fame! “ esclama quel beota dell'italiano

“ Tsk, fa un po' come ti pare, basta che chiudi la bocca “ scendiamo tutti dalla macchina, ma fermo gli ebrei prima che possano entrare

“ Fermi!! Voi due non entrate! “

“ Cosa?! Sei impazzito? “ chiede la donna

“ Non parlarmi così!! “ le assesto un malrovescio. Lei si tiene la guancia colpita con una mano e gli occhi le si riempiono di lacrime. L'italiano mi guarda scioccato e io torno nell'auto, aprendo il bagagliaio e prendendo una corda. Torno dagli ebrei e dopo averli fatti inginocchiare li lego ad un palo, in modo che non fuggano

“ Perché fai così?! Devono mangiare! “ commenta l'italiano sgomento

“ Perché sono ebrei! E non possono entrare! Appena finiamo di mangiare tu ti toglierai dai piedi, e io riporterò nel primo campo questi due “ entro nella locanda seguito dal partigiano che mi guarda con ira palese a stento trattenuta, sa di non poter fare molto tuttavia poiché sono io quello con le armi. Ci sediamo ad un tavolo e poco dopo veniamo serviti, quando lui mi dice di dover andare alla latrina. Non gli do molta retta, così continuo a mangiare. Vedendo che arriva dopo troppo tempo, capisco le sue intenzioni. Furioso mi alzo dal tavolo e corro fuori

“ Come immaginavo!! “ quel maledetto italiano ha portato loro un piatto! I due vedendomi impallidiscono

“ SPUTA!!! SPUTA IMMEDIATAMENTE!! “ urlo prendendo malamente con una mano il volto del moccioso. Lui trema ma non sputa

“ HO DETTO DI SPUTARE!! “ urlo ancora

“ ... Ho ingoiato... “ sussurra terrorizzato l'ebreo. Ah sì? Molto bene. Apro con la forza la bocca del moccioso, infilandogli poi due dita in gola. Lui strizza le palpebre. Quando noto dei conati più intensi, tolgo le dita prima di essere imbrattato. Un maleodorante liquido giallastro macchia il pavimento dove lui è accucciato. Mi alzo e vado dalla donna per fare la stessa operazione. Appena cerco di aprirle la bocca inizia a divincolarsi, ma usando un po' più di forza riesco a metterle le dita in gola. Mi sposto ancora in tempo, e vedendo la pozza del proprio vomito per terra scoppia in lacrime

“ ... Sei un bastardo!... “ singhiozza

“ Provate a toccare cibo e vi ammazzo con le mie mani! “ ciò detto torno dentro per finire la mia cena.


            … To be continued…

 

venerdì 4 novembre 2011

C'è sempre una speranza (13)

C'è sempre una speranza
Vegeta e Kurt, due spietati soldati delle S.S., le Schutzstaffel, all'arrivo del treno al campo di sterminio, conducono, insieme ai loro comilitoni, gli ebrei all'interno del lager.
Rischiando ogni giorno la morte, una Judea riuscirà a rompere il ghiaccio nel cuore del crudele soldato. Riusciranno a scappare da Auschwitz? Si salveranno? Non vi resta che leggere.
Storia scritta con Stellina86
[ Autore: vegeta4e ] [ Rating: Arancione ] [ Genere: Guerra, Romantico, Storico ] [ Personaggi: Bulma, Chichi, Goku, Nuovo personaggio, Vegeta ] [ Note: AU ]

C'È SEMPRE UNA SPERANZA

6 settembre 1944 - Praga - Repubblica Ceca


“ Aprite!! “ urla il tizio dietro la porta. Io vado ad aprire ed entra un uomo tarchiato sulla cinquantina; il viso rubizzo e due occhi scuri e furibondi.

“ Ebrei!! Ebrei!! Lo sapevo!! Qui ebrei non ne voglio!! “ non so che dire

“ Immediatamente fuori!! “

“ Senta, possiamo pagare il doppio! Ci serve la stanza solo per una notte! Il mio amico è ferito! “

“ Non voglio ebrei!! “

“ Io e lui siamo ariani!! “

“ Ma aiutate due ebrei!! Fuori dalla mia locanda o chiamo la Gestapo!! “ urla. Io lo spingo contro il muro tappandogli la bocca

“ No! “
Lui si dibatte furiosamente nel vano tentativo di liberarsi, premo il braccio sulla sua gola. Egli mi graffia il volto. Gli dò un pugno nello stomaco facendolo piegare in avanti per il dolore. L’uomo inizia ad assumere un colorito bluastro, quando si accascia al suolo privo di vita. Con ancora il fiatone mi allontano. Non avevo scelta! O lui o noi

“ Dobbiamo andarcene da qui! “ mi avvicino al letto sollevo Kurt, usciamo di corsa e corriamo in strada. In periferia troviamo un'altra locanda, spiego la situazione alla ragazza dietro il banco sperando in uno sconto. Ci fa pagare la metà prezzo e dopo averci consegnato la chiave di una stanza per quattro, saliamo su per le scale. Metto Kurt sul primo letto appena entro

“ Ti fai i muscoli a furia di portarmi in spalla, amico “ mi sorride debolmente

“ Non sei poi così pesante “

“ Come se non ti bastasse scappare. Devi anche trasportarmi come un sacco “

“ Non sentirti in colpa “

“ E come faccio? Sto rallentando i ritmi del gruppo, se non fossi stato colpito a quest'ora saremmo già lontani da Praga “

“ È impossibile evitare un proiettile, in più eravamo di schiena. Si tratta solo di fortuna “

“ Allora la mia dose di fortuna l'ho già finita la notte della fuga, mi è andata bene solo prima “

“ Io invece direi il contrario. Ti è andata bene anche ora, se ti fosse andata male a quest'ora non staresti qui a lamentarti “

“ Già... “

“ Adesso dobbiamo riposarci, tu soprattutto. Prima ti guarisce la gamba prima potremo accelerare il passo “

“ Non avere fretta. È una brutta ferita, non deve assolutamente sforzare la gamba, il proiettile era quasi a contatto con l'osso “ dice Bulma

“ Ho detto che accelereremo il passo, nel frattempo lo porterò io “ vado alla finestra e chiudo le tende in modo che nessuno possa vederci, poi mi sdraio su un letto dopo essermi tolto gli stivali. Bulma e il marmocchio si addormentano in fretta, mentre io e Kurt non riusciamo a chiudere occhio

“ ... Vegeta... “ dice nel silenzio

“ Dimmi “

“ ... No, nulla ... “

“ Che c'è? “ insisto

“ Niente... Davvero... “

“ ... Mah... “ passiamo nella locanda anche la notte e la mattina successiva disinfettiamo di nuovo la ferita di Kurt

“ Incredibile! È molto migliorata rispetto a ieri! Ero convinta che fossero necessari i punti, ma se continui così si cicatrizzerà in fretta! “ gli sorride Bulma. Lui abbassa lo sguardo imbarazzato. Lei gli mette altro disinfettante e cambia la fasciatura

“ Prova a camminare “ lui si alza facendo qualche passo

“ Wow! Riesco a camminare! “

“ Beh sì, non puoi ovviamente correre, ma puoi farcela benissimo da solo “ sorride lei

“ Grazie amico! Se non fosse stato per te ora sarei sotterrato al campo. Mi avrebbero fucilato davanti a tutto l'esercito “ mi sorride mettendomi un braccio intorno alle spalle

“ Non devi ringraziarmi, sei il fratello che non ho avuto “ ricambio il sorriso

“ Beh, che stiamo aspettando? Andiamo! Voglio arrivare in Svizzera! “ esclama lui

“ C'è un vecchio amico di mio padre lì, sono più che sicuro che ci aiuterà! Ha molte case e aiuta quelli contro il regime, un alloggio per noi lo troverà di sicuro “

“ Questa sì che si chiama fortuna! “ esclama lui. Usciamo dalla locanda tornando nel bosco dove eravamo prima di essere attaccati. Camminiamo per circa tre ore, quando un'altra macchina ci raggiunge da dietro. Temendo che siano ancora i nostri ormai ex comilitoni mi volto di scatto

“ No! Ancora loro!! “ dico allarmato

“ No aspetta! Ci sta salutando! Quello è Goku, l'italiano! “ sorride Bulma. La macchina ci raggiunge dopo pochi secondi

“ Presto salite! Ci sono i nazisti!! “

“ Cosa?! “ dico

“ Muovetevi!! “ saliamo di corsa. Il marmocchio va avanti, mentre io, Kurt e Bulma sul sedile posteriore, con Kurt al centro e io alla sua destra. Dalla curva, distante più o meno una trentina di metri da noi, spuntano due jeep, con a bordo cinque soldati ciascuna. Iniziano a spararci contro, così prendo la pistola, rispondendo agli attacchi. Colpisco in pieno il soldato seduto accanto all'autista della prima auto. Il partigiano guida andando a destra e a manca per non essere colpito, mentre io continuo a sparare. Di colpo curviamo a destra

“ REGGETEVI!! “ urla l'italiano Continuo a sparare cercando di non sprecare troppe munizioni. Ne colpisco un altro in piena fronte, l‘uomo viene sbalzato dall‘auto e cade all‘indietro sul terreno, quando Kurt si gira per vedere la situazione un colpo parte.
Lui si scosta bruscamente verso sinistra, si posiziona davanti a Bulma facendole da scudo con il proprio corpo.
Un colpo, uno solo, per farmi cadere il mondo addosso. Con la coda dell'occhio vedo il petto di Kurt macchiarsi di rosso. Lo vedo fare una smorfia, i suoi denti si tingono di rosso. Rivoli di sangue gli colano sul mento fino al collo. Sparo all'autista della jeep, il cui corpo si accascia sul volante.
Sterza di scatto, andando a sbattere contro il tronco di un albero, tagliando la strada all'altra auto. Lascio cadere la pistola sul sedile, girando il mio amico verso di me. Gli faccio appoggiare la schiena allo schienale, prendendogli poi il viso tra le mani. È pallido e mi fissa con occhi quasi spenti

“ ... Kurt... Mi senti? “ fa per parlare, ma nell'intento di aprire bocca sputa un fiotto di sangue, macchiandomi la giacca

“ Non ti sforzare... Adesso andiamo all'ospedale... Cerca di resistere... “ non connetto più. Non può finire così. Con uno scatto mi afferra per il bavero della giacca e con voce ormai rauca sussurra

“ ... Giura... Che arriverai in... Svizzera... “

“ Arriveremo in Svizzera! Non parlare! “

“ ... Forse ora... Non rallenterò più il passo... “

“ Non dirlo nemmeno per scherzo!! E ora non parlare!! Tu vivrai, hai capito?! Non puoi morire!! Non puoi!!! “ inizio a vedere sfocato, gli occhi mi pungono. Lui mi sorride

“ ... Sono felice di averti conosciuto... Sei un ottimo amico... “

“ Ma che stai dicendo... “ la presa sulla mia giacca si allenta

“ ...Addio Veg... “ le mani lasciano del tutto la presa e ricadono inerti

“ NO!! “ vedo i suoi occhi velarsi e roteare all'indietro. La testa diventa pesante e si inclina verso sinistra.
E’ morto.
Kurt è morto. Gli abbasso le palpebre. Non capisco più nulla, sento solo scendere lacrime lungo le guance. Il tempo si ferma, non sento nemmeno i rumori che mi circondano. Vedo lei guardare mestamente Kurt, per poi voltare il capo ad occhi chiusi. Non so per quanto tempo rimango così, a fissarlo nella speranza che riprenda conoscenza, so solo che improvvisamente mi sento posseduto da un'ira incontenibile, tale da farmi quasi esplodere.
Apro la giacca di Kurt, afferro munizioni e le due pistole. Carico le armi il più rapidamente possibile, sotto lo sguardo interdetto di Bulma

“ Che stai facendo? “ mi chiede. Non rispondo, e dopo aver caricato le armi, salto fuori dall'auto in corsa. Riesco ad atterrare in piedi, dopo di che inizio a correre, verso le auto tedesche, che ormai sono fuori il nostro campo visivo

“ NO!! DOVE VAI!! “ urla Bulma. L'auto inchioda e l'italiano scende per corrermi dietro

“ ASPETTA!! TORNA INDIETRO!! “ mi urla. Io non lo ascolto. So chi è stato a sparare a Kurt, gliela farò pagare molto cara!

“ FERMATI!! “ continua ad urlare il partigiano. Accelero il passo fuori di me, quando lui mi prende da dietro

“ MOLLAMI!! LO HANNO UCCISO!! LI AMMAZZO TUTTI, PAROLA MIA!!! “

“ NON FARE PAZZIE!! SONO IN OTTO CONTRO DUE!!! LORO FARANNO FUORI NOI!! “

“ NESSUNO TI HA CHIESTO DI VENIRE! “

“ NON POSSO LASCIARTI ANDARE DA SOLO! “

“ ME LA SO CAVARE BENISSIMO SENZA IL TUO AIUTO!! “ con uno strattone mi libero, riprendendo a correre. Svolto l'ultima curva trovandomi davanti alle jeep, con i soldati intenti a riparare i danni. Appena li vedo inizio a sparare. Li colpisco tutti, che uno dopo l'altro cadono a terra esanimi. L'unico a cui non sparo è colui che ha ucciso Kurt: Franz. Mi guarda terrorizzato. Indietreggia guardandosi intorno, cercando una qualsiasi arma

“ Pagherai con la vita per aver ucciso Kurt... “ sibilo avanzando verso di lui

“ ... Non... Non era indirizzato a lui quel colpo... Ma all'ebrea... Non è colpa mia se si è messo in mezzo “

“ Tu hai sparato, tu muori “ continuo fuori di me

“ N-No... Ti prego io... “

“ STA ZITTO!!! “ gli sparo alla spalla che già avevo ferito al campo, lo colpisco poi alla gamba opposta. Lui grida per il dolore, cade a terra e io gli arrivo di fronte. Gli metto un piede sul petto, schiacciando più forte che posso. Mi inginocchio su di lui

“ Questo è per aver tentato di mettermi nei casini al campo “ gli tiro una ginocchiata sotto la cintura, facendolo urlare dal dolore

“ E questo è per aver ucciso il mio migliore amico!!! “ lo colpisco ripetutamente e con tutta la mia forza. Lui urla e si dibatte, mi supplica di smettere, ma io continuo a picchiarlo finche non è quasi privo di sensi. Mi alzo prendo la pistola, dopo di che inizio a sparargli addosso. Non m'importa se spreco colpi, voglio farlo soffrire, deve pagare per quello che ha fatto. Controllo le munizioni: solo una, così gli sparo alla fronte. Noto che per terra c'è un coltellino, lo prendo, levo a Franz la giacca e la maglia, lasciandolo a petto nudo. Prendo il coltello e incido sulla carne "Arbeit Macht Frei” sperando che il corpo arrivi dritto al suo caro zietto. Finita la mia opera mi alzo, notando solo ora che l'italiano mi fissa. Deve aver assistito a tutta la scena. Prendo le armi e le munizioni a tutti i soldati e torno sui miei passi, dirigendomi verso la jeep. L'italiano mi segue, ma quando arriviamo all'auto nè Bulma nè il marmocchio sono a bordo. Anche Kurt è sparito

“ Bulma!! Shulim!! Dove siete? “ li chiama lui. Inizio ad addentrarmi nel bosco, lasciando il sentiero. Lui mi segue senza aggiungere altro, quando vedo lei inginocchiata che mi da le spalle. Non capendo mi avvicino, e noto un piccolo ammasso di terra con sopra dei fiori. Mi fermo a qualche metro di distanza fissando con aria spenta la tomba del mio amico. Il marmocchio sbuca da dietro un tronco, e posa altri fiori su tutta la lunghezza della sepoltura. L'italiano resta indietro, sentendosi fuori luogo. Lei si alza venendomi incontro

“ ... Mi dispiace... So quanto tenevi a lui... “ non dico nulla e mi avvicino alla tomba. Mi lascio cadere in ginocchio. È tutta colpa mia, se non mi fossi innamorato di lei non saremmo dovuti scappare e lui non sarebbe morto. Mi scendono una, due, tre lacrime. Inizio a piangere come un moccioso, non avrei mai pensato di reagire così. Mi copro il viso con le mani e sento dei passi avvicinarsi a me. Lei mi si inginocchia accanto. Mi mette la mano su una spalla

“ Non fare così... “ cerca di consolarmi

“ ... Non piangere “ dice ancora. Mi asciugo il viso con la mano, scoprendo il volto. Lei mi guarda dispiaciuta, poi di slancio mi abbraccia. Mi stringe per consolarmi e io ricambio con un braccio

“ Non doveva rimetterci lui... Era bravo... Come te “ non dico nulla, mi limito a guardare il tumulo di terra davanti a me. Istintivamente porto una mano alla tasca, ed estraggo un sacchettino nero. Prendo un bastoncino con l'altra mano e lo infilzo piano nel tumulo, finche non si ferma, bloccato dal corpo sotto di esso. Poi lo tolgo piano, creando un piccolo canale. Dal sacchetto prendo un proiettile d'oro, lo infilo nel piccolo pertugio. Lo richiudo spostando lentamente la terra

“ Cos'era quello? “ Mi chiede lei guardandomi stupita

“ ... Un proiettile d'oro. Era di mio nonno, mi diceva sempre che era un portafortuna... “ spiego

“ ... Credo che in questo momento la fortuna serva a noi... “

“ ... Per quello che gli aspetta ne ha più bisogno lui. Se c'è davvero qualcosa dopo la morte avrà bisogno di aiuto “

“ Non mi perdonerò mai per quello che ho fatto “ dico ancora

“ Tu non hai colpe. È stato quel tedesco a sparare “

“ Se io non gli avessi detto niente di noi, a quest'ora ci sarei io al suo posto “

“ E come pensi che sarebbe stato vedendo il suo migliore amico con un proiettile in testa!? “

“ ... Come faccio adesso... Non ho più nessuno... Nessuno “

“ Non dire così, ci siamo io e Shulim “

“ È diverso! Lui era il fratello che non ho mai avuto, appena sono entrato nelle squadre dei tedeschi sono stato affidato a lui, era tutto per me. All'inizio mi ha aiutato in ogni cosa, era come un padre. Io non ho mai avuto una famiglia, sono sempre vissuto con i miei nonni e il primo esempio da seguire è stato lui. Avevo appena vent'anni quando l'ho conosciuto e ho sempre desiderato diventare come lui, era il mio modello... “ lei ascolta senza dire nulla

“ Ragazzi, dobbiamo andare “ annuncia l'italiano

“ Un momento, tra poco arriviamo “ risponde lei.


            … To be continued…